Problem Solving Strategico

Troppo spesso, di fronte ad un problema, si ha la tendenza

a cercare la spiegazione piuttosto che la soluzione. G.Nardone

CHE COS’È IL PROBLEM SOLVING STRATEGICO

Il Problem Solving Strategico può essere definito come l’arte di trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili. Si tratta di un metodo che si applica a qualunque tipo di problema, sia esso personale, relazionale o professionale, caratterizzato dal ricorso costante a stratagemmi di logica non ordinaria.

Di seguito ti mostro sinteticamente quali sono i passi da seguire quando ti scontri con un problema in modo da risolverlo strategicamente ed uscire dalla trappola.

COME FUNZIONA IL PROBLEM SOLVING STRATEGICO 

PRIMO PASSO: DEFINIRE IL PROBLEMA

Prendi in considerazione un tuo problema e definiscilo nella maniera più descrittiva e concreta possibile. Non importa di quale natura esso sia, il problem solving strategico è efficace con qualunque tipo di ostacolo da superare. Definire concretamente il problema e le sue caratteristiche è il primo passo verso la soluzione:

  • che cosa è effettivamente il problema
  • chi ne è coinvolto
  • dove si verifica
  • quando appare
  • come funziona

Spendi tutto il tempo necessario in questa prima fase. Risulta particolarmente utile immaginare come potrebbero percepire il problema diversamente da noi le persone che conosciamo bene. Questo ci può evitare di rimanere vittime dei nostri preconcetti e dei nostri limiti percettivi. Altrimenti, se si ha troppa fretta, il rischio è quello ben rappresentato dalla nota storiella dell’ubriaco:

Un uomo ubriaco, una sera, aveva perso le chiavi di casa e la stava cercando sotto un lampione, senza trovarla. Continuò a insistere senza successo fino a quando un passante gentile, che si era messo ad aiutarlo, gli chiese. “Ma sei sicuro di averla persa proprio qui?” , “No” rispose lui, “ma là dove l’ho persa è troppo buio per cercarla”.

Molto spesso, infatti, gli esseri umani, anche i più intelligenti, cercando di superare le loro difficoltà saltano questa fase poiché la ritengono ovvia. Ma così non è, in quanto chi cerca la soluzione senza avere chiari i termini del problema, di solito, finisce per rimanere vittima dei suoi preconcetti e mettere in atto strategie funzionali a questi ultimi, piuttosto che al problema. Come diceva Napoleone: “Siccome ho molta fretta, vado molto piano”.

SECONDO PASSO: CONCORDARE L’OBIETTIVO

Una volta definito il problema, descrivi quali sarebbero i cambiamenti concreti che, una volta realizzati, farebbero affermare che esso è stato risolto. Quale sarebbe la realtà concreta che farebbe ritenere l’obiettivo raggiunto? Anche questo è un passo, spesso dato per scontato, sul quale è necessario tuttavia spendere tutto il tempo necessario. Avere una linea chiara e concreta da seguire è fondamentale se si lavora da soli, ma anche per il professionista che guida l’individuo o il gruppo verso il risultato.

TERZO PASSO: VALUTARE LE TENTATE SOLUZIONI

Adesso individua e valuta tutti i tentativi fallimentari messi in atto per risolvere il problema in questione. Questa è una fase cruciale: le tentate soluzioni che non hanno avuto successo, infatti, se ripetute nel tempo non solo mantengono il problema, ma ne complicano il funzionamento.

Prendiamo il caso di una persona che ha paura di parlare in pubblico: che cos’è che mantiene e alimenta la sua paura? Di solito, chi ha questo tipo di timore evita per quanto possibile di esporsi in pubblico: se da un lato evitare la farà sentire salva ogni volta, dall’altro lato le confermerà la sua incapacità aumentando la paura, fino a trasformarla in panico.  Un’altra tipica tentata soluzione fallimentare è il tentativo di controllare razionalmente le proprie reazioni: cercare di stare calmi, controllare imbattuto cardiaco, la respirazione ecc. L’effetto che otterrà è il paradosso per il quale più si cerca di stare calmi più ci si agita; più si cerca di avere il controllo più lo si perde. Questo porterà la persona ad essere sempre più incapace di gestire le proprie reazioni.

Sono proprio le tentate soluzioni messe in atto dalla persona ad alimentare il problema che vorrebbe risolvere. Per questo motivo, valutare le tentate soluzioni fornisce l’accesso privilegiato alla valutazione del funzionamento del problema, così come della sua possibile soluzione.

QUARTO PASSO: COME PEGGIORARE IL PROBLEMA 

Adesso, rispetto al problema scelto, chiediti: “se volessi peggiorare ulteriormente la situazione invece di migliorarla, come potrei fare?” e cerca di enumerare tutte le possibili modalità. E’ necessario avere molto chiaro i metodi attraverso i quali, in pratica, si potrebbe aggravare il problema, invece di risolverlo. Questa domanda è quella che si sono posti tutti i più grandi inventori, da Archimede a Leonardo fino a Edison quando dovevano trovare soluzioni alternative a problemi fino ad allora irrisolti. 

Questa tecnica ricalca perfettamente un antico stratagemma secondo il quale: “Se vuoi drizzare una cosa, impara prima tutti i modi per storcerla di più“.

Se rilevo tutto ciò che può essere fallimentare, creo immediatamente in me l’avversione verso tali possibili azioni. Inoltre, costringendo la mia mente a cercare di rilevare tutte le soluzioni fallimentari, di solito faccio sì che essa, per contrasto, vada spontaneamente in cerca di soluzioni alternative. Questo è un processo di incentivazione alla creatività e dell’inventiva come risposta alla forzatura nella direzione opposta.

QUINTO PASSO: LO SCENARIO OLTRE IL PROBLEMA

Immagina quale sarebbe lo scenario ideale al di là del problema. Può sembrare un lavoro di pura fantasia, invece è un modo per rilevare concretamente le caratteristiche della “realtà ideale” da raggiungere. Spesso ci permette di vedere cose che non saremmo in grado di concepire, se lavorassimo semplicemente sulla realtà presente e passata. La tecnica serve, come prima cosa, a liberare la pura immaginazione, per poi selezionarne gli aspetti realizzabili concretamente.

SESTO PASSO: LA TATTICA DEI PICCOLI PASSI

“Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo”

Per sbloccare una situazione problematica è fondamentale iniziare dal più piccolo ma concreto concreto cambiamento ottenibile. Iniziare dal passo più semplice ci salva dalle nostre eventuali incapacità nel realizzare grandi azioni, e al tempo stesso riduce la resistenza al cambiamento. Il primo passo sarà seguito dal secondo, e così via. Di solito non è necessario procedere realizzando tutti i piccoli passi significativi dal punto di partenza al punto d’arrivo: una volta innescata la progressione, questa da graduale si trasforma in esponenziale. Si assiste cioè all’effetto valanga: la palla di neve rotolando si ingigantisce fino a trasformarsi in una valanga inarrestabile. 

Ma come si fa a capire quale debba essere la prima mossa da compiere? A questo proposito arriviamo al settimo passo con una tecnica facile da utilizzare e straordinariamente efficace per pianificare la sequenza di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo.

SETTIMO PASSO: LA TECNICA DELLO SCALATORE

 

Talvolta i problemi sono complessi a un punto tale da richiedere non una soluzione, ma una serie di soluzioni in sequenza. Di fronte a situazioni di questo tipo è fondamentale non affrontare insieme tutti i problemi, e iniziare invece ad affrontare il più accessibile. Si evita così di perdersi nella complessità ingestibile. Talvolta, sbloccate le prime rigidità, ci si può rendere conto che la situazione appare diversa da come si presentava all’inizio. In questi casi  è importante soffermarsi  a ridefinire il problema e magari gli obiettivi.

Non dobbiamo dimenticare che l’arte di risolvere i problemi è una sintesi tra rigore e flessibilità. Come afferma G. Bateson, “il rigore da solo è la morte per asfissia, la creatività da sola è pura follia“.

Erica Badalassi

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Bibliografia

“Problem Solving Strategico da tasca”, G.Nardone,  Ponte alle Grazie

“Solcare il mare all’insaputa del cielo”, G.Nardone, Ponte alle Grazie

“Cambiare occhi, toccare il cuore”, G.Nardone, Ponte alle Grazie

By |2018-09-19T14:41:44+00:00Set 19th, 2018|Crescita personale|