Paura di decidere: quando scegliere ci manda in crisi

Paura di decidere

Decidere rappresenta sempre un azzardo, così come scegliere espone a continui rischi, ma nessuno può evitare del tutto questa condizione esistenziale spesso decisamente scomoda. La vita ci obbliga continuamente, che lo vogliamo o no, a prendere decisioni e a operare scelte.

La persona si mette in gioco come artefice del proprio agire e spesso di quello delle persone che la circondano. Diviene responsabile, attraverso le sue decisioni, della propria esistenza. Da questa responsabilità deriva la paura di decidere, tra diverse opportunità, la migliore. Chi deve prendere una decisione, infatti, deve essere in grado in primis di gestire le proprie emozioni più primordiali, la più importanti delle quali è la paura. La paura si presenta sotto forme diverse, con effetti diversi, vediamo quali…

LE FORME DELLA PAURA DI DECIDERE

LA PAURA DI SBAGLIARE

La paura di sbagliare è la forma più diffusa. In questo caso, la paura è quella di prendere una decisione che potrebbe poi rivelarsi un fallimento o di commettere errori irreparabili. La paura di sbagliare e di commettere delle imprudenze porta a rimandare le decisioni nell’illusione che insicurezze e timori magicamente si dissolvano. Per quanto la persona si ponga come giudice inflessibile di stesso, saper decidere non significa non sbagliare e l’errore è uno degli inevitabili esiti del decidere. I sintomi che la persona può manifestare variano: si va da una costante indecisione, tempi prolungati nell’agire a un’ansia e un’angoscia elevate fino a veri e propri blocchi decisionali, attacchi di panico ed episodi depressivi.

LA PAURA DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA

Questa forma di paura ha molto a che fare con l’autostima e con l’idea che abbiamo di noi stessi; ovvero, quanto ci riteniamo capaci di valutare le cose sostenendo il peso delle decisioni prese e dei loro effetti. Molti tra coloro che si trovano in questa condizione, spesso, ricoprono ruoli di responsabilità, perché si impegnano molto di più di coloro che non devono dimostrare ogni giorno a se stessi il proprio valore. Per dimostrare a me stesso che valgo, lo dimostro agli altri e al mondo. Ottengo così fiducia, stima, meriti innalzando le aspettative altrui e anche le responsabilità da assumermi (e quindi anche la mia paura di non essere all’altezza!). Le responsabilità e i rischi, infatti, aumentano in misura delle aspettative che altri hanno verso di me, proprio grazie ai risultati raggiunti. Ed ecco che si ottiene un successo disastroso.

LA PAURA DEL GIUDIZIO

Questa forma di paura si manifesta nel momento in cui devo prendere una decisione e comunicarla agli altri. Il problema, in questo caso, sta nell’idea di doversi confrontare ed esporsi al giudizio altrui. Spesso questa forma di paura è associata alla paura di parlare in pubblico, di arrossire, sudare e bloccarsi nel parlare o alla fobia sociale. La paura di esporsi al giudizio viene spesso tenuta nascosta per vergogna e quindi non affrontata.

LA PAURA DELL’IMPOPOLARITÀ

Essere amati e apprezzati è una necessità primordiale per l’essere umano, ma il bisogno di essere amati da tutti ne è l’espressione disfunzionale. La persona che ne soffre è costantemente ostaggio del suo volersi sentire apprezzata e amata: quando deve prendere una decisione spiacevole, avrà il timore di perdere anche solo in parte il consenso e l’apprezzamento degli altri.

paura di decidere

GLI EFFETTI DELLA PAURA DI DECIDERE

PAURA, ANSIA, PANICO

La paura è una percezione che attiva risposte fisiologiche, come l’aumento del battito cardiaco, del ritmo respiratorio ecc, che attiva l’organismo. Quando queste reazioni si mantengono per un tempo più prolungato dell’immediata risposta allo stimolo, si parla di ansia. Pertanto l’ansia non è una reazione patologica, ma la naturale risposta di attivazione a una sensazione di minaccia. Diviene patologica solo quando supera la soglia della funzionalità conducendo ad un tilt psicofisiologico: il panico.

Ciò su cui si dovrà intervenire in questo caso è la percezione di ciò che spaventa; ovvero trasformare ciò che fa paura in qualcosa di gestibile restituendo alla persona il senso di controllo di sé e della circostanza che teme.

ANGOSCIA E CRISI DEPRESSIVE

L’angoscia è uno stato di aspettativa negativa rispetto agli eventi futuri, e non solo di un ipotetico pessimismo, ma della certezza che le cose andranno per il peggio senza possibilità di intervento. L’angosciato è colui che sente di aver subito una condanna alla quale non può fuggire e che vive in uno stato di oppressione nell’attesa che questa si realizzi. Il senso di impotenza rende ancor più tragica l’aspettativa, rendendo il soggetto inerme e portandolo a crisi depressive.

Una condizione spesso fonte di angoscia è quella di chi è costretto ad assumersi la responsabilità di decisioni critiche: quando una scelta non appare la migliore, ma si è costretti a operarla l’attesa degli esiti non potrà che essere angosciante. Un’altra condizione è quella di colui che, dopo aver preso decisioni fallimentari, è di nuovo costretto a operare scelte importanti e non si sente all’altezza di questo compito. Anche in questo caso la soluzione rappresentata dal cambiamento delle percezioni di condanna che il soggetto vive nei confronti del dover decidere.

STRESS E TENSIONE EMOTIVA

Essere stressati è una condizione indispensabile per fronteggiare alcune circostanze e raggiungere i nostri obiettivi perché è ciò che permette l’attivazione dell’organismo. Nella giusta dose rappresenta il vento che sostiene le vele della fatica e sospinge verso la meta desiderata. Solo quando questa condizione diviene persistente, come quando la paura di decidere ci mantiene in uno stato stallo a lungo, o troppo pesante produce effetti indesiderati come il crollo delle prestazioni e la comparsa di sintomi psichici e somatici.

OSSESSIONI, COMPULSIONI E DUBBIO PATOLOGICO

OSSESSIONI. La persona cerca di avere il controllo non solo per il processo decisionale, ma anche delle persone coinvolte, delle circostanze e degli esiti futuri. Questa ricerca di rasssicurazione mediante il controllo si scontrerà ben presto con la consapevolezza che raramente il controllo totale può essere realizzato. La ricerca di certezza conduce all’incertezza, afferma Buddha. Di fronte all’impossibilità di controllare tutto, la persona invece di accettare l’idea di un rischio inevitabile da ridurre al minimo, ma che comunque è impossibile da realizzare, si sforza di trovare il modo di controllare ogni cosa. Finisce, così, vittima di ragionamenti e tentativi di soluzioni fallimentari sino alla totale perdita di controllo tipica di un disturbo ossessivo.

COMPULSIONI. La persona diviene vittima del dover svolgere azioni ritualizzate che lo rassicurano riguardo alla decisione da prendere. Il fenomeno più frequente è rappresentato da chi, prima di compiere una scelta, ricontrolla ripetutamente il processo e le singole fasi che lo hanno condotto alla decisione, costringendo il soggetto a nuovi controlli, bloccando la capacità di decidere.

DUBBIO PATOLOGICO. In questo caso la compulsione diviene mentale e si esprime nel porsi continuamente dubbi riguardo alla correttezza di una decisione. L’effetto è di rinchiudere la mente in un labirinto di interrogativi, in cui ogni risposta crea un nuovo dubbio. Tutto ciò limita o blocca del tutto la capacità decisionale. Kant scriveva: “non esistono risposte corrette a domande scorrette, prima di pensare una risposta si deve analizzare la correttezza della domanda.”

PAURA DI DECIDERE: TIPOLOGIE DI DECISIONI

“A priori c’è quello che io ci metto, non quello che c’è nelle cose.” B.Pascal

Il percepito è nella mente di chi osserva; pertanto il livello di disagio non è direttamente proporzionale all’importanza della scelta, ma dipende dalle caratteristiche e dalle capacità di chi deve operarla. Un militare ben addestrato o un manager preparato soffrono molto meno nel prendere decisioni estreme quali, ad esempio, organizzare missioni suicide nel caso del primo e operare drastici licenziamenti nel caso del secondo, di quanto possa soffrire una madre angosciata all’idea di dover punire il figlio.

Non sono le cose in sé, ma come le percepiamo in virtù di come funzioniamo a determinare le nostre reazioni. Se le nostre lenti ingigantiscono ciò che vediamo, anche una piccola cosa ci apparirà come una grande minaccia. Allo stesso modo la nostra scarsa autostima può farci sentire in difetto anche di fronte a ostacoli piccoli, che percepiamo come insormontabili solo per i nostri limiti. Volenti o nolenti siamo noi gli autori della trama della nostra esistenza, anche quando preferiremmo che fossero gli altri a decidere per noi.

Decisioni critiche

Critica è la condizione in cui si deve operare una scelta che in seguito sarà difficile, troppo oneroso o impossibile cambiare. E’ quindi importante riflettere bene prima di scegliere passando in rassegna tutti i prevedibili esiti di una decisione piuttosto che di un’altra. Il problema si complica quando le possibilità sono numerose e tutte in grado di garantire vantaggi, e ciò instilla il dubbio su quale sia la più vantaggiosa. Oggi, paradossalmente, l’incremento delle possibilità di scelta complica il compito di decidere. Il vantaggio di avere a disposizione numerose opzioni può rendere critica anche una decisione banale, come quella della scelta di un abito o di una vacanza.  

Valutare l’effettiva criticità di una situazione rappresenta un primo passo importante per non perdersi nella giungla delle opzioni possibili. Conan Doyle fa dire al suo Sherlock Holmes: “Il pensatore ideale è colui che tra miriadi di informazioni riesce a considerare solo quelle effettivamente utili”.

Decisioni difficili

Ciò che rende difficile una decisione non è la scelta, ma la consapevolezza dei suoi effetti. Questo è il caso in cui non è complicato né emotivamente costoso capire quale sia la decisione giusta, ma il metterla in atto comporterà inevitabilmente, insieme ai vantaggi, anche degli effetti indesiderati. Esistono poche situazioni nelle quali assumere una decisioni porta solo e soltanto a effetti desiderati.

Tuttavia, anche in questo caso, è la percezione del soggetto a determinare il livello di difficoltà della decisione. Quindi non si tratterà di rendere l’individuo più abile e competente nel compiere analisi, ma di renderlo capace di gestire le proprie reazioni emotive.

Decisioni complesse

La difficoltà in questo caso risiede nelle capacità logiche ed intellettive piuttosto che nei tormenti emotivi. Ma anche la logica e l’intelligenza hanno le loro trappole. La trappola più frequente è quella di continuare ad analizzare e cercare spiegazioni che ci diano la certezza della correttezza della decisione. Ovviamente non solo non si trova la certezza, non solo non si arriva mai ad una decisione, ma questo atteggiamento mentale condurrà alla totale irrazionalità. La persona si perderà dentro la propria palude mentale proprio a causa dei passaggi logici per giungere alle scelte corrette.

Decisioni istintive

Può accadere che la persona, anche dopo essere giunto alla decisione, agisca diversamente seguendo le proprie sensazioni piuttosto che l’esito dei propri ragionamenti.

Ad esempio, il caso di colui che decide di avere un chiarimento con il suo capo, ma di fronte a lui non riesce ad aprir bocca; quello del genitore che sa di dover vietare al figlio determinate cose, ma che poi cede alle sue richieste; un partner tradito che decide razionalmente di rompere il rapporto, ma poi non riesce a lasciarla.

Decisioni inevitabili

Ci sono situazioni che obbligano a scelte non desiderate o ritenute sbagliate. In questo caso non siamo noi a decidere, ma la circostanza.

Questo tipo di decisione espone più di ogni altra alla reazione di rabbia di fronte all’ingiustizia di dover fare i conti con qualcosa di cui solo in minima parte siamo responsabili. E’ invece il caso, beffardo e crudele, che ci ha costretto ad affrontare; oppure di dover fare le spese di eventi provocati da altri. Di fronte a queste situazioni, si può solo sviluppare la capacità individuale di resistere agli urti e alle ferite della vita.

 

PAURA DI DECIDERE: LA TERAPIA BREVE STRATEGICA

“Ogni essere umano è il romanziere di se stesso, e sebbene possa scegliere tra essere uno scrittore originale o uno che copia, non può evitare di scegliere. E’ condannato a essere libero.” J.O.Gasset

La paura di decidere, di sbagliare, di non essere all’altezza o di esporsi non dev’essere negata, ma compresa e gestita con strategie e stratagemmi mirati, in grado di trasformarla da handicap ad arma vincente. Con la Terapia Breve Strategica la persona sarà guidata a sostituire le modalità fallimentari con cui gestisce le situazioni con altre funzionali. Così da ritrovare il coraggio e la serenità di affrontare i numerosi bivi del percorso della vita.

Saranno prescritti compiti specifici studiati ad hoc sulle caratteristiche del problema; lo scopo è quello di cambiare in tempi brevi, attraverso l’esperienza del successo, le lenti con cui la persona osserva la realtà, imparando a gestire, e non più a subire, la paura di decidere

Erica Badalassi – psicologa ad orientamento breve strategico 

 

Bibliografia

Nardone G., 2000, Oltre i limiti della paura, Rizzoli, Milano.

Nardone G., 2014, La paura delle decisioni, Ponte alle Grazie, Milano.