La paura del giudizio degli altri è una delle paure che incontro più spesso nella mia attività clinica; essere amati ed accettati da chi ci circonda è uno dei bisogni essenziali dell’essere umano.

Temiamo di essere mal giudicati per il nostro aspetto, il nostro atteggiamento, le nostre scelte, la nostra età ecc…; di essere umiliati, derisi, rifiutati.

La paura del giudizio degli altri, comune quasi a tutti, può giungere ad un livello così elevato da trasformarsi in una vera e propria fobia sociale, portare ad avere attacchi di panico; limitando fortemente la vita ed il benessere della persona di cui ne soffre. 

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DA DOVE DERIVA LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI?

Aristotele affermò: “l’uomo è un animale sociale, ovvero tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Le motivazioni di questa “spinta” sociale sono da ricercarsi nel nostro processo evolutivo“. Nell’epoca del paleolitico coloro che facevano parte di un gruppo avevano molta più probabilità di sopravvivere rispetto a coloro dal quale erano stati esclusi

La paura è un’emozione indispensabile per noi; ci rende prudenti e predispone l’organismo ad affrontare più prontamente ed efficacemente una situazione. Perciò, smettiamo di vederla con un’accezione negativa e ad auspicare di eliminarla dalla nostra vita. L’essere umano si sarebbe già estinto migliaia di anni fa se non avesse avuto paura! La paura diventa un limite solo quando diventa eccessiva, perché in questo caso, anziché essere una risorsa, ci blocca. L’arte sta quindi nell’imparare a gestirla.

CHE COSA COMPORTA LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI?

NASCONDERE LE PROPRIE FRAGILITÀ

Spesso, le persone che incontro nella mia attività clinica hanno sviluppato la credenza secondo la quale, per non essere mal giudicati, debbano nascondere le proprie debolezze; ma “fra tutte le debolezze, la più grande è l’eccessiva paura di apparire deboli” diceva Bossuet. Spesso, chi ha paura del giudizio degli altri è la prima a giudicarsi e ad avere una grande difficoltà nell’accettarsi. Il punto è che la negazione delle proprie fragilità, conduce all’effetto paradossale che più si cerca di nasconderle più si rendono visibili. Allo stesso modo, la nostra debolezza può divenire un nostro punto di forza se non negata, ma gestita e utilizzata.

Suggerimento: se ti metti nella posizione di chi non solo accetta le proprie fragilità, ma se le prescrive, le mette in luce, svela il “segreto”, l’effetto è quello di ridurre o annullare gli esiti negativi che tali debolezze possono produrre in te. Tra l’altro, se io rendo volontario qualcosa che mi verrebbe spontaneo, ne inibisco la irrefrenabilità. La vera forza sta nella capacità di mostrare le proprie debolezze senza per questo sentirsi vulnerabili.

COMPIACERE GLI ALTRI

Molte volte accade anche che, per essere apprezzate ed amate, le persone antepongano i bisogni degli altri ai propri. La persona che ha paura del giudizio degli altri diventa eccessivamente disponibile, accondiscendente e sempre attenta ciò che gli altri pensano; dando importanza al giudizio degli altri più che al proprio, finisce col perdere di vista se stessa. La tragedia di queste persone è che sono le più sole, perché sentono di esistere per quello che fanno e non per quello che sono. Paradossalmente, più si sforzano di compiacere gli altri, più si sentono inadeguate e sole; dentro di sé finiscono col pensare “se gli altri mi conoscessero per come sono realmente, anziché per come mi sforzo di apparire, non mi apprezzerebbero”.

Suggerimento: cercando di piacere a tutti, si finisce col non piacere più a sé stessi. Una volta presa consapevolezza di questo meccanismo insano, si può iniziare a spezzarlo prescrivendoci di dire un piccolo “no” quotidiano. Se ripetuto nel tempo, potrà farci sperimentare la sensazione di padroneggiare la nostra vita, ma sopratutto creare una nuova credenza; gli altri mi accettano anche quando metto al primo posto i miei bisogni.

OTTENERE CIÒ CHE PIÙ SI TEME

L’aspettativa che qualcosa che temiamo possa accadere, induce la persona ad agire in modo tale da produrre effettivamente ciò che voleva evitare; si tratta dell’ormai famoso meccanismo della profezia che si autoavvera. Immaginiamo una persona che entra in un bar accompagnata dalla sua credenza “non piacerò a nessuno”; molto probabilmente, data tale credenza, si metterà sulla difensiva, guarderà gli altri con sospetto o addirittura aggressività, sarà chiusa. Come reagiranno gli altri ad un atteggiamento di questo tipo? Non è difficile immaginare che non la troveranno piacevole, simpatica, ma anzi, tenderanno ad escluderla o a rispondere a loro volta con aggressività e rifiuto. La persona potrà dunque confermare la propria credenza iniziale e, ignara di aver creato tutto da sola, penserà che aveva ragione; aumentando la propria paura del giudizio degli altri. E’ un meccanismo questo che, senza rendercene conto, mettiamo in atto molto più spesso di quanto si pensi.

Suggerimento: continuando con l’esempio precedente, proviamo a comportarci “come se” pensassimo invece di piacere agli altri. Ogni giorno porsi la domanda: che cosa farei di diverso, come mi comporterei, se credessi di piacere agli altri? A coloro che avevano difficoltà a credere in Dio ma che avrebbero voluto, Pascal suggerì; “andate in chiesa, inginocchiatevi, pregate, onorate i sacramenti, comportatevi come se credeste. La fede non tarderà ad arrivare”.  La magia di questo autoinganno sta proprio nel trasformare dolcemente il nostro modo di percepire e reagire alla realtà.

È importante precisare che tali suggerimenti non hanno la pretesa di risolvere un problema; se la persona coinvolta in questi meccanismi è molto invischiata, sarà necessario e più saggio rivolgersi ad uno psicologo; un “tecnico del cambiamento” che ti aiuterà a passare da una realtà subita ad una realtà gestita.

Infine, mi piace ricordare ciò che un giorno disse il dottor Daniel Amen: quando hai diciott’anni, ti preoccupi di ciò che tutti pensano di te; quando ne hai quaranta, te ne freghi di ciò che chiunque pensa di te; quando ne hai sessanta, ti rendi conto che nessuno ha pensato affatto a te. Già, per la maggior parte del tempo nessuno pensa affatto a te. Tutti sono troppo occupati a preoccuparsi della propria vita; e se pensano a te, si chiedono cosa tu pensi di loro.

Erica Badalassi