Disturbi alimentari2018-08-17T15:23:28+00:00

Disturbi alimentari

Nella società occidentale stiamo assistendo ad una sempre maggiore diffusione dei disturbi alimentari.

Anoressia, bulimia, vomiting, binge eating rappresentano quattro tipologie differenti di disturbo alimentare sia nella manifestazione che nelle modalità di funzionamento e di mantenimento e richiedono quindi trattamenti molto diversi.

Anoressia

Graduale e progressiva diminuzione della quantità di cibo ingerita con conseguente calo di peso notevolmente al di sotto del proprio peso forma. Al di sotto di un certo peso, la percezione del corpo si distorce come se la persona indossasse delle lenti deformanti per cui più il peso diminuisce più il corpo sembra gonfiarsi. Il cibo diviene un nemico da combattere e da aborrire. Si assiste a una progressiva anestesia emotiva che gradualmente ma inesorabilmente viene estesa a tutte le aree della vita che vengono a perdere qualunque connotazione di piacevolezza; un’armatura che al principio protegge, ma che poi diviene una prigione dalla quale non si riesce ad uscire. Attualmente se ne distinguono tre tipologie: giovanile, adulta, mista.

Bulimia

Ingestione di massicce quantità di cibo che determina un incremento ponderale al di sopra del proprio peso forma. Si distinguono tre tipologie fondamentali:

  • continua ingestione di cibo durante tutto il corso della giornata in assenza di vere e proprie abbuffate;
  • alternanza di periodi di controllo (dieta) con perdita anche di molti chili, a periodi di perdita di controllo che sfocia in vere e proprie abbuffate;
  • il cibo va a compensare un vuoto. Si includono tutte quelle persone nelle quali il cibo serve a compensare delle mancanze oppure a proteggere da eventuali sensazioni ritenute non tollerabili. Il grasso rappresenta una corazza per proteggersi da eventuali sofferenze.

Vomiting

Il disturbo si struttura inizialmente utilizzando il vomito come il principale tentativo di compensare ai “danni” compiuti con il cibo. Successivamente, come accade a tutto ciò che venga ripetuto per un certo periodo di tempo, il mangiare per vomitare diviene un vero e proprio rituale basato sul piacere; dove il piacere deriva non tanto dal concedersi i cibi ritenuti proibiti, quanto dall’espellerli attraverso il vomito. Anche in questo caso, come per la bulimia possono essere distinte diverse tipologie, le più frequenti delle quali sono:

  • Trasgressive pentite: la persona riconosce la piacevolezza del rito del quale desidera liberarsi. In questo caso al piacere si aggiunge la tortura, spesso derivante da anni di disturbo che occupa buona parte delle proprie giornate e che ha annullato la maggioranza delle altre possibili sensazioni piacevoli che la persona desidera recuperare (non ultimo il piacere sessuale).
  • Trasgressive compiaciute: per la persona  mangiare per vomitare è talmente piacevole da non riuscire a rinunciarci. Spesso la terapia è richiesta da un familiare, oppure indotta dall’invadenza del disturbo che è dilagante, o ancora dalla massiccia diminuzione di peso.

Binge eating

Alternanza tra digiuno e massicce abbuffate, che possono verificarsi nell’arco di una settimana o anche di una stessa giornata composta da un solo pasto che in realtà è un’abbuffata. La tentata soluzione prevalente è il digiuno che, tuttavia, porta la persona a sentire sempre più la necessità ed il desiderio del cibo, tanto che nel momento in cui la persona se lo concede perde il controllo e non riesce a fare a meno di abbuffarsi in maniera smodata. Per riparare alle abbuffate sono spesso presenti anche le seguenti tentate soluzioni da parte della persona:

  • uso di lassativi e/o diuretici;
  • attività fisica smodata.

Le tentate soluzioni della famiglia, quando è coinvolta, consistono in:

  • intervenire cercando di convincere la ragazza quando non mangia a mangiare di più, quando mangia troppo a mangiare meno;
  • parlare continuamente del problema in casa, che diviene il principale argomento di conversazione.

Il Modello Breve Strategico ha messo a punto protocolli specifici di trattamento per ciascuno dei disturbi sopra descritti, andando a rompere il circolo vizioso che incatena la persona al disturbo in tempi rapidi. L’intervento può comprendere anche la famiglia in relazione alle necessità di volta in volta valutate.

Dott.ssa Erica Badalassi

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